Il primo recap dell’anno era servito a raccontare una ripartenza. Questa seconda parte, invece, arriva con un bel po' di novità.
Quando nel 2007 Apple presentò iPhone, non lanciò soltanto un nuovo telefono. Cambiò la forma dell’oggetto, il modo di interagire con la tecnologia, l’architettura delle interfacce e da quel momento, tutto il settore iniziò ad adeguarsi.
Avevamo promesso versioni più leggere del Recappone, quindi eccolo qui: il primo Recappino 2026, per raccontare cosa stiamo combinando in Rawr.
Questo è un articolo un po’ diverso dal solito: è una riflessione su che tipo di designer eravamo e siamo diventati.
L’idea del “recappone” è nata in un pomeriggio d’autunno, nel nostro studio di Padova. Un nome provvisorio che fin dall’inizio sapevamo sarebbe diventato definitivo, perché ci somiglia: diretto, ironico e informale.
Il mondo della tecnologia ha un’ossessione ricorrente: ogni nuovo dispositivo deve essere per forza un prodotto “rivoluzionario”, destinato a cambiare il mondo e a rendere irrilevante ciò che c’era prima.
Spesso i progetti vengono gestiti e sviluppati “a compartimenti stagni”. Ma cosa significa esattamente? Significa che l’azienda suddivide e isola il lavoro tra i diversi team interni – marketing, R&D, sales, customer support – e talvolta anche consulenti esterni.
Nel mondo del design, c’è un concetto che torna come un tormentone estivo: Design Sprint. Viene spesso considerato la panacea che risolve tutti i problemi di tempo, budget e prodotto. Peccato che, nella realtà, le cose siano un po’ più complesse di quello che sembrano.
Per rispondere a questa domanda siamo partiti da un’esperienza quotidiana: il pagamento di un prodotto tramite app. Un’azione familiare, ma tutt’altro che banale se la guardiamo dal punto di vista del design.
L’accessibilità non è un check da spuntare alla fine del progetto: è un mindset progettuale da adottare fin dall’inizio. Wireframe, UI kit, copywriting, test: ogni fase è un’occasione per progettare includendo tutte le persone.Questo approccio non è un favore che facciamo a qualcuno: è una responsabilità professionale.
Siamo tornati sui banchi di scuola per seguire un corso sull’AI applicata al design, organizzato dal Parco Scientifico e Tecnologico Galileo. Un’immersione totale nel mondo dell’intelligenza artificiale, tra tool, test ed esperimenti vari.
Comprendere il comportamento umano è complesso, le persone agiscono spesso in modo irrazionale. Ma questo non deve scoraggiare, bensì stimolare ad approfondire contesti, modelli mentali e obiettivi – consci e inconsci – degli utenti. Perciò questo articolo nasce per ribadire l’importanza della User Research raccontando la nostra esperienza diretta e qualche episodio di vita professionale realmente accaduto.
Dopo mesi di interminabile attesa arriva un semplice pack di cartone, abbastanza anonimo... o almeno così pensiamo, fino a quando ci accorgiamo che, mentre apriamo il pacco, appare il musetto di un coniglio e le sue orecchie si alzano, come a dirci che è sveglio e pronto a giocare – siamo sempre più in hype!
Quando nasce un’idea e in che modo si sviluppa? Nell’immaginario comune l’inizio di un progetto è spesso associato a un’illuminazione improvvisa, a una scintilla che illumina il cammino o all’estro di un singolo.
Con MVP si intende la versione di un prodotto digitale (app, software o sito web) lanciata sul mercato con funzionalità di base che, successivamente, possono essere ulteriormente sviluppate. L'obiettivo? Raccogliere i primi feedback dagli utenti e dal mercato, riducendo tempi e costi di sviluppo.
Nel mondo del design si sentono spesso utilizzare termini come User Centric Design, Design Thinking, Co-design e Design Sprint. Questi servizi vengono venduti da molte agenzie e sono oggetto di centinaia di articoli, libri e guide di designer, esperti di marketing e startupper. Tuttavia...
“Strano nome per uno studio di design, ma mi piace, suona bene”. Quando abbiamo iniziato a condividere il nostro progetto, questo è stato il commento più comune di famiglie, amici e collaboratori. Il nostro è stato: “Mi sa che abbiamo colpito nel segno: habemus nomen”.