20.1.2026

Abbasso l’ego e viva le relazioni vere

Questo è un articolo un po’ diverso dal solito: è una riflessione su che tipo di designer eravamo e siamo diventati.

C’è stato un tempo – l’età dell’ego – in cui inseguivamo il “bel design”: puntavamo a disegnare prodotti per vincere premi, per raccogliere like sui social, per essere pubblicati su Behance insieme ai big. Era questo che ci piaceva e ci stimolava del nostro lavoro.

Ma con i quaranta che incombono, le esperienze che si accumulano, gli errori che insegnano e i confronti che arricchiscono, abbiamo capito che non è attuando quello schema che si gioca la nostra partita.

Il design perfetto non esiste o magari, semplicemente, non fa più al caso nostro. Quello che oggi ci guida è il “design giusto”, quello che serve davvero alle aziende, alle persone che ci lavorano e ai loro clienti.

Oggi ci sentiamo più facilitatori che designer

Non inseguiamo più l’estetica fine a se stessa, mettiamo al centro le relazioni autentiche: ci interessano le persone con cui lavoriamo, le loro idee, la loro energia, la loro visione.

Quindi, questo è quello che cerchiamo di fare nella pratica:

  • progettare con le persone, per aiutarle e non per impressionarle;
  • entrare nelle dinamiche dell’azienda, comprenderne la cultura, lavorare fianco a fianco con chi la vive ogni giorno;
  • coltivare rapporti basati su trasparenza, fiducia e rispetto. Discutere anche, ma in modo costruttivo;
  • far crescere i progetti in un clima sereno, no pressure please!

 

Perché ogni progetto è il risultato di un incastro umano prima ancora che professionale

Abbiamo preso consapevolezza di questo cambiamento lo scorso ottobre, quando siamo stati a Host, l’evento dedicato alla ristorazione e all’accoglienza. Siamo arrivati senza obiettivi commerciali, senza schede da compilare o biglietti da visita da distribuire.

Ci siamo portiamo da casa solo la voglia di incontrare, chiacchierare e ascoltare. E, come spesso accade quando non cerchi nulla, trovi tutto: storie, connessioni, idee, affinità. E quella rara sensazione di essere nel posto giusto, con le persone giuste.

Abbiamo smesso di vendere cosa facciamo per far vedere chi siamo, questa è la verità. Preferiamo costruire relazioni, perché alla fine sono quelle a fare la differenza, nei progetti come nella vita.

Forse siamo diventati più maturi. O forse è solo il nostro modo di fare design oggi: insieme, con fiducia, e con la voglia sincera di creare qualcosa che abbia davvero un valore, anche umano.

Il resto – premi, vetrine e medaglie digitali – può anche aspettare.

Noi, ci godiamo il percorso.

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